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PRESENTAZIONE DEL LIBRO Ludovico "Il Cammino di un Uomo Semplice" di Francesco Noia
UN CANTO D’AMORE OLTRE LA SOGLIA di PIERO DE VITA*
1. Nella generosità e nell’altruismo. Da San Lorenzo Bellizzi in cammino per il mondo, con fatica, con sofferenza, con desiderio di riscatto: questo in sintesi l’impianto che sostiene il volume di Francesco Noia, l’idea-base grazie alla quale il messaggio resta integro, in ogni aspetto del vissuto. Oltre la soglia di un piccolo, solitario paese dell’Alto Jonio, di un luogo ricco di popolo ma unico per dignità e forza comunitaria. La Storia ci insegna che la bella umanità si crea quando gli uomini si ritrovano, in positivo, nello slancio collettivo, quando mettono in campo le forze necessarie per oltrepassare-superare difficoltà e raggiungere tappe importanti. Il contesto generale, però, reclama testimoni, volti, voci, colori, sapori. Ognuno è chiamato a donare agli altri secondo le proprie capacità, le proprie risorse, la propria intelligenza. Sono quindi i contributi individuali che ci fanno assaporare quella “bella umanità”. E’ la storia di Ludovico Noia. Raccontare il cammino di un uomo semplice, come suggella il titolo del lavoro di Francesco Noia, significa rileggere spaccati di società, finestre sul passato; significa conoscere le tante strade, attraverso le quali, la vita di un uomo passa e si realizza. Bisogna essere per forza Eroi-Personaggi-Presidenti? Bisogna essere necessariamente famosi? Assicurarsi prime pagine di giornali? Certamente no! Basterebbe il lungo elenco dei tanti Ludovico, immolati al peso dei sacrifici e delle privazioni, per rileggere con più attenzione il calendario degli anni, per fare giustizia delle distrazioni e delle pubbliche dimenticanze. Sono i nostri padri e le nostre madri. Reali soggetti che hanno prodotto storie e umanità di cui andare fieri. Sono figli e figlie, protagonisti di questa terra, che meritano di essere “ricollocati” nella cittadinanza della memoria collettiva, non per legame affettivo ma per giusta ricompensa. Non saranno mai le parole, i buoni propositi, le promesse e nemmeno le dichiarazioni, ad affermare il modo di vivere ma la Vita stessa, nel suo percorso storico, nella affermazione dei valori, nei sudari e nei calvari, nelle attese, nelle conquiste, nella gioia, nel patrimonio di testimonianze che si consegna alle generazioni future.
2. Il libro di Francesco Noia non è la celebrazione dell’assenza (di un padre che non c’è più). E’ rievocazione-riappropriazione di un modello di umanità, e quindi di paternità, che non può andare perduto. E’ un modello che va tutelato, che si reincarna in ogni attimo della giornata, per il vigore e l’efficacia degli insegnamenti, incastonati come perle, nel rapporto padre-figli, nel cuore di chi lo ha conosciuto e amato. Il libro è un canto d’amore oltre la soglia di casa, una delicata ricostruzione di un itinerario che giunge fino a noi a intenerire i nostri cuori, a farci riflettere sui tanti eventi narrati con grazia dall’autore. La scrittura è piacevole, con momenti di totale coinvolgimento emotivo, così come presuppone la tecnica diaristica e del narrare biografico.L’esito ben si integra nel grande discorso della validità dei contributi della microstoria, che ha conquistato ( finalmente!!!), nella pluralità delle fonti storiche, uno suo “status” disciplinare: negli studi, in campo letterario ( in primis la narrativa), nella cinematografìa, nelle proposte televisive. E’ la storia personale di Ludovico Noia, ri-vissuta e ri-proposta come “scandaglio” di storie collettive di una generazione di uomini che sopraggiunge dalla periferia del mondo, che ha sofferto una intera vita per migliorare le proprie condizioni, che ha prefigurato una prospettiva. Sani obiettivi, quelli di Noia, perseguiti e realizzati a costo di portare all’estremo il suo cammino. Sono esempi che ci guideranno per sempre per coerenza, irremovibilità e determinazione. Raccolta di ricordi, tappe della vita, narrazioni di fatti, aneddoti, situazioni significative. Tutto è originato da un mondo popolare subalterno, ritmato dalle tradizioni orali, dal ciclo delle stagioni e dagli usi tradizionali. Da San Lorenzo al Raganello ci ritorna una dimensione povera, sofferente, ai margini; ciò non assolve colpe e latitanze istituzionali. Sani principi, quelli di Ludovico Noia, irremovibile nelle convinzioni e nella difesa della propria idealità. Un uomo che si è sempre distinto per senso del dovere e dote di intuito. Il lavoro come occasione per dimostrare il proprio valore e le proprie capacità. Rispetto delle regole e dell’ Autorità, rispetto per tutti ma insofferente alla sopraffazione e alla prevaricazione.
3. E’ un bimbo di appena cinque anni costretto per necessità familiare, a varcare la soglia di casa, strappato agli affetti del nido domestico, per ritrovarsi solo nella crudezza di una prima e di una seconda tenuta agricola (Fam. Perrone e poi Fam. Pesce). E’ l’esperienza amara dell’infanzia negata, definitivamente infranta, molliche di bimbi costretti nel nostro Sud a chinare la schiena e a guadagnarsi da vivere, lontani dal proprio paese e dal velo protettivo dei genitori. I ragazzi di oggi dovrebbero meditare tanto su questo aspetto, sulle comodità e sul benessere che li circonda e che, spesso, non apprezzano appieno. Gli eventi mutano e a San Lorenzo Bellizzi, come per altri paesi interni, arriva la manna della Cassa per il Mezzogiorno, i cantieri di lavoro per il rimboschimento (in C.da Favata e Grampollina), un sollievo per questa comunità abbandonata. Alle squadre maschili si aggiungono le squadre femminili. Il coinvolgimento delle donne nei lavori di rimboschimento è un fatto poco noto, poco studiato o documentato. Nel gruppo delle donne c’è anche la graziosa Maria. Ludovico se ne innamora. Sarà la compagna fedele della sua vita. Poi le nozze e la voglia di realizzare una vita migliore. Non ci sono opportunità e Ludovico assapora le avversità dell’emigrazione: Francia, Svizzera, Germania. E’ una parte del libro che invito a leggere con attenzione, per i tanti risvolti interessanti sulla condizione dell’emigrante. Duro lavoro, tanta solidarietà tra connazionali, ma anche vicissitudini e contrasti con i datori di lavoro, come ad esempio quelli vissuti in Svizzera. In Germania (Stoccarda, Dortmund): Ludovico è apprezzato, assume incarichi di responsabilità all’interno della ditta e diventa accompagnatore degli emigranti del nostro circondario, in partenza per la Germania. Tuttavia vi sono solitudini mai narrate, mai risolte, connesse alla condizione del “migrante”: la solitudine della famiglia, dei figli. Passano in silenzio gli anni, le festività, il Natale, la Pasqua quando più forte si avverte l’assenza e la voglia di unità familiare. Ritorni e partenze fino alla svolta: la famiglia lascia San Lorenzo e si trasferisce a Trebisacce. A tal proposito, riportiamo un passo dell’autore: “Trebisacce a quei tempi era lo sbocco naturale per coloro che volevano fare un cambiamento radicale per il bene della propria famiglia. Trebisacce offriva tanto. Rispetto agli altri paesi, Trebisacce, era per davvero la “perla dell’Alto Ionio”. Ludovico intuisce che il territorio, per la sua centralità, è predisposto alla ricettività turistica. Sacrifici su sacrifici. Maria, la moglie, per arrotondare, si adopera con lavori di cucito. La famiglia crea prima l’Affittacamere e poi l’Albergo, il bar, il ristorante. L’Albergo diventa, tra l’altro un osservatorio, attraversato da varia umanità, ognuno con le proprie storie da raccontare. I clienti diventano amici per sempre. I figli crescono, si affermano nelle rispettive professioni. Il Progetto si è realizzato. Avanza l’età e più di qualche malanno condiziona la quotidianità. Giunge il triste giorno che sottrae Ludovico al suo cammino terreno… E poi il bel gesto dei figli della donazione delle “cornee”, per ridare la vista ad un altro sofferente: la donazione degli organi è una esaltante pagina nella sua biografia. Anche nella morte si è rinnovato il senso della sua generosità e del suo altruismo. Ma il cammino non si è interrotto. L’idea, concordata coi figli quando era in vita, di acquistare e recuperare un vecchio frantoio - nel centro storico di Trebisacce - è divenuta realtà. La struttura trasformata in Museo dell’arte olearia e della cultura contadina porta il suo nome e lo porterà per sempre!...Nella millenaria storia di Trebisacce, il Museo “ L. Noia” è la prima iniziativa nel settore, la prima esperienza culturale di alto livello, per qualità del servizio e per finalità. Il Museo è un “faro di cultura” per il nostro comprensorio che mira a preservare la memoria storica, a recuperare testimonianze della tradizione olearia e contadina, a rivitalizzare il centro storico, a conservare un patrimonio inestimabile di cultura. Chi è lontano può visitare virtualmente la struttura attraverso il sito www.trebisacce.net e sentirsi più vicino al proprio paese. Ad un anno dall’inizio delle attività la dotazione si è arricchita notevolmente di reperti, attrezzature, materiali. Registra un numero alto di frequentazione e di visite: scuole, cittadini, turisti, gruppi di studi, emigranti. Tantissimi i giovani. Tantissime le gratificazioni, l’apprezzamento e le collaborazioni. I figli, Francesco, Salvatore e Renato, mi hanno affidato il prestigioso compito di Direttore del Museo. Ho la certezza che tutto è stato fatto secondo i desideri del caro papà. Lui dal cielo ci sorriderà ancora e continuerà a parlarci e a farsi ascoltare. P.D.V.
________________ *Direttore del Museo dell’arte olearia e della cultura contadina“Ludovico Noia”- Trebisacce
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